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La funzione formazione nelle pubbliche amministrazioni. Contributi per la definizione di nuove prospettive di sviluppo

Coordinamento Scientifico: 

  • Massimo Tomassini

Gruppo di Ricerca

  • Franco Bochicchio
  • Giorgio Bozzeda
  • Guido Capaldo
  • Giuseppe Del Medico
  • Marco Depolo
  • Domenico Lipari
  • Carla Chiara Santarsiero
  • Massimo Tomassini
  • Leonello Tronti
  • Delia Zingarelli

La Ricerca

La ricerca è stata svolta nell'ambito del programma “Una rete per la formazione di qualità” (programma 2011-2013, qualità e potenziamento della formazione pubblica) della Scuola Nazionale dell'Amministrazione.
Il rapporto finale della ricerca, presentato nel novembre 2013, intende offrire una serie di riferimenti utili per la delineazione di nuove ipotesi di assetto della funzione formazione nelle pubbliche amministrazioni. Nel documento vengono presentati stati di fatto e ipotesi derivanti dal lavoro sul campo per il progetto RFQ, nell'ambito delle sue linee di lavoro dedicate alla programmazione delle attività formative, alla valutazione delle attività stesse, alla creazione di comunità di pratica tra addetti agli uffici formazione e alla sperimentazione di nuovi principi e modalità della formazione.

Obiettivo principale dell'iniziativa è quello di proporre una duplice lettura dei fenomeni che interessano la formazione pubblica nella fase attuale:

  1. la prima lettura riguarda i più rilevanti stati di fatto della formazione pubblica. Le attività svolte nell'ambito di RFQ mettono a disposizione, infatti, una significativa mole di conoscenze tratta dal vivo delle esperienze degli attori sul campo, prevalentemente nell'ambito delle pubbliche amministrazioni centrali, ma con riferimenti anche agli enti pubblici non economici;
  2. la seconda è una lettura di tipo prospettico e modellistico, riguardante le opzioni aperte alle necessità di più efficaci forme di strutturazione e alla dotazione di risorse della funzione formazione.

Nel capitolo introduttivo “Verso nuove modalità e strategie di governo della formazione nelle pubbliche amministrazioni”, di Carla Chiara Santarsiero vengono richiamate le principali linee attuative del progetto RFQ e la sua funzione propulsiva rispetto a nuove modalità e strategie di governo della formazione nelle pubbliche amministrazioni.
L'ipotesi fondamentale è che RFQ possa funzionare come innesco di un più ampio processo di razionalizzazione e sviluppo del sistema della formazione pubblica, nel quale possano convergere strumenti già esistenti (come il “undefinedRapporto annuale sulla formazione nella pubblica amministrazione” e l'“Osservatorio sulla formazione nella pubblica amministrazione”) e altri in fase di attuazione, soprattutto sul piano dell'integrazione informatica tra diverse funzioni e livelli.

Il contributo successivo “Capitale umano, apprendimento e formazione nelle Pubbliche Amministrazioni”, di Leonello Tronti, presenta un’analisi del contesto in cui si inseriscono oggi le attività formative.
Si tratta di un contesto fortemente innovativo dove, a fianco di forti sollecitazioni normative e finanziarie, si presentano anche rilevanti trasformazioni dei luoghi di lavoro, dettate dall'evoluzione della tecnologia, dei modelli organizzativi e dei rapporti di lavoro. La diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione consente oggi una diffusione senza precedenti della conoscenza nei luoghi di lavoro, in accordo con la prospettiva dell’economia della conoscenza. Queste nuove opportunità si presentano, per la pubblica amministrazione, nella forma dell’adozione di strategie di costruzione della capacità amministrativa e istituzionale, in linea con le prospettive delineate dalla undefinedStrategia Europa 2020 per il prossimo ciclo di programmazione 2014-2020 dei fondi strutturali.
Il contributo si sofferma sui modelli organizzativi proposti dalla letteratura internazionale con riferimento alla gestione della conoscenza nell'organizzazione (impresa evolutiva, learning organization, produzione snella, organizzazione per processi), per verificare quanto questi possano essere trasferiti con successo dal mondo delle imprese a quello delle amministrazioni. In particolare si evidenzia la necessità di diffondere tra i dipendenti pubblici la competenza della partecipazione cognitiva e si richiamano alcuni strumenti, tecnologici e organizzativi, che possono facilitarne la diffusione. Resta evidente che, anche nel nuovo contesto, è la formazione a dover esercitare il ruolo fondamentale quale strumento cardine per favorire e diffondere i processi di apprendimento e la creazione di comunità di conoscenza, che consentano ai dipendenti di riconoscere nella conoscenza dell'organizzazione un patrimonio comune.

Alcuni approcci che potrebbero essere assunti come riferimenti concettuali per orientare politiche e azioni della formazione, sono oggetto del terzo contributo, di Franco Bochicchio dal titolo “La formazione nelle organizzazioni pubbliche. Quadro teorico, modelli descrittivi, professionalità”.
In una prospettiva marcatamente pedagogistica, esso sottolinea l'intreccio della dimensione organizzativa con la dimensione socio-educativa e auspica l'ampliamento del modo di intendere la formazione. Dall'essere strumento per l'inserimento al lavoro e il miglioramento delle competenze, la formazione dovrebbe passare ad assumere significati non solo interni alla dimensione organizzativa (per quanto riguarda, ad esempio, la gestione delle risorse umane) ma anche oltre l'organizzazione (ad esempio in termini di autorealizzazione dei progetti di vita e esercizio della cittadinanza). In questa chiave viene presa in considerazione la complessificazione dei ruoli professionali che insistono sulla formazione.

La questione dell'evoluzione dei ruoli della formazione è oggetto anche del quarto contributo “Spinte al cambiamento dell'Ufficio Formazione nella P.A. Dati dall'analisi di contesto”, di Guido Capaldo, il quale richiama brevemente il problema generale delle spinte al cambiamento dell'ufficio formazione a partire da dati di contesto raccolti nel corso delle attività di RFQ.
Tre sono gli scenari principali cui si fa riferimento:

  • la tendenziale de-specializzazione funzionale degli operatori e l'emergere di figure multivalenti di manager dei processi formativi;
  • la crescita di una vasta gamma di capacità (in termini, ad esempio, di valutazione della fattibilità degli interventi, di gestione della formazione a distanza, di monitoraggio dei bandi), in grado di mantenere elevati gli standard di attività a fronte delle minori risorse disponibili;
  • il coinvolgimento attivo di tutti gli stakeholder della formazione (OIV, Dirigenti, Direzioni del Personale) nella progettazione e implementazione degli interventi, nonché la crescente integrazione tra gli uffici formazione e le unità organizzative preposte alla Organizzazione e alla Gestione delle Risorse Umane.

Un ulteriore approfondimento dell'evoluzione di ruoli e profili della formazione pubblica è proposto dal quinto contributo, di Domenico Lipari, dal titolo “L’identità professionale degli operatori della formazione nelle pubbliche amministrazioni tra problemi tecnici, domanda di riconoscimento ed esigenze di professionalizzazione”.
In questo caso, la questione è affrontata in termini di trasformazione delle identità professionali, a partire da una ricognizione effettuata sui diretti interessati - “referenti della formazione” - attraverso due focus group nell'ambito delle attività per lo sviluppo delle comunità di pratica tra operatori in questo campo (oggetto di una delle linee essenziali del progetto RFQ). L'analisi diretta della realtà dei “referenti della formazione” mostra che il loro ruolo è prevalentemente legato alle dimensioni amministrative nei ministeri e si configura come intreccio tra attività formativa e altre attività negli enti pubblici non economici. L'impegno parziale o “dimezzato” è assunto da queste persone come una delle cause della “scarsa rilevanza della formazione nella pubblica amministrazione”. Il contributo si conclude indicando alcune linee di sviluppo colte dall'interazione con questi fondamentali attori dell'attuale sistema della formazione pubblica.

Altre rilevanti indicazioni dal campo, interpretate attraverso una specifica modellizzazione, provengono dal sesto contributo, di Giuseppe del Medico, Giorgio Bozzeda, Guido Capaldo e Marco Depolo, “Il posizionamento della formazione: analisi dello stato attuale e dei possibili modelli di sviluppo”.
L'obiettivo di fondo in questo caso è affrontare il problema del posizionamento organizzativo e dello sviluppo della funzione formazione. A partire dalle conoscenze acquisite attraverso gli interventi sul campo, il modello messo a punto in questo capitolo individua tre assi dello sviluppo, in relazione ai quali si possono definire quattro modelli strategici di posizionamento della funzione, cui corrispondono quattro processi organizzativi. I tre assi riguardano:

  • il governo del processo formativo,
  • la focalizzazione sulla performance,
  • le condizioni organizzative, strumentali e professionali che caratterizzano l'“ufficio formazione” in diversi contesti.

I quattro processi (legati a diversi livelli di sviluppo sia del governo del processo, sia della focalizzazione sulla performance):

  1. prevalenza dei processi amministrativi e dei corsi a catalogo;
  2. esistenza di processi di pianificazione, gestione e valutazione della formazione;
  3. coordinamento tra i cicli della formazione e della performance;
  4. valorizzazione dei sistemi di comunicazione tra centro e periferia.

Nell'ottica proposta da questo modello è possibile avanzare diverse proposte per lo sviluppo dei ruoli della formazione.

Quest'ultimo tema è affrontato in termini di modellizzazione anche dal settimo e ultimo contributo, di Massimo Tomassini e Delia Zingarelli, dal titolo “Mappe per lo sviluppo delle competenze interne alla funzione formazione”. In questo caso il focus è costituito dai processi di sviluppo delle competenze. La questione delle competenze è affrontata da un duplice punto di vista:

  1. le competenze come insieme di fattori che danno luogo a comportamenti efficaci e a performance oggetto di specifici obiettivi;
  2. le competenze come prodotto di specifiche dinamiche contestuali, le quali plasmano i comportamenti individuali e sono a loro volta influenzate da specifiche modalità comportamentali degli individui e dei gruppi.

Lo sviluppo delle competenze nell'ambito della funzione formazione è assunto come un problema da affrontare nella prospettiva della costituzione di piccoli team dinamici, in grado di permettere lo svolgimento di attività a buon livello di professionalizzazione; di far ruotare flessibilmente i propri componenti su più attività; di facilitare l'apprendimento continuo dall'esperienza e anche da attività pianificate di “formazione dei formatori”. La nozione di “formatore” viene peraltro criticata nella sua astrattezza e viene invece proposta una serie di schemi di riferimento per una pluralità di aree di competenza e profili di competenza.

Le conclusioni, di Carla Santarsiero e Leonello Tronti, contengono una ricognizione delle tematiche emerse dai precedenti contributi, il resoconto analitico delle principali risultanze di un incontro con i membri della rete RFQ e con altri protagonisti della formazione pubblica, svoltosi il 20 marzo 2013, e le indicazioni derivanti dalla ricerca in merito alla predisposizione di un intervento formativo volto alla riqualificazione della funzione formazione nelle amministrazioni aderenti alla rete del Progetto RFQ.
Tali conclusioni - cui si rimanda anche come sintesi dell'intero documento - evidenziano la complessità delle questioni discusse e indicano la necessità di generare un documento di linee-guida per una nuova prospettiva di sviluppo della formazione pubblica, da presentare nelle fasi conclusive del progetto RFQ.

 

 

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