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Federalismo fiscale municipale

Guida alla lettura del d.lgs. 14 marzo 2011, n. 23 "Disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale"

La riforma del sistema fiscale municipale, nel suo disegno originale,  coordinandosi con il regime fiscale regionale, disciplina un processo di graduale passaggio dalla finanza derivata a quella autonoma con la soppressione dei trasferimenti statali di natura permanente e generale, e l’istituzione di forme di entrata proprie ai Comuni. Tale autonomia finanziaria deve comunque essere esercitata in modo compatibile con gli impegni finanziari assunti dai Comuni con il patto di stabilità e crescita. Inoltre, in un eventuale e successivo processo di estensione del federalismo con il trasferimento di ulteriori funzioni ai Comuni, la riforma prevede che siano assicurati contestuali finanziamenti e trasferimenti, per garantire l’integrale copertura finanziaria delle funzioni trasferite. Il finanziamento delle nuove funzioni che saranno trasferite avverrà nell'ambito del nuovo sistema di finanza autonoma degli enti locali, attraverso adeguamenti dei livelli di compartecipazione ai gettiti tributari ovvero dei livelli di imposizione dei tributi locali secondo i principi e criteri generali già previsti dalla legge delega sul federalismo fiscale.

  • Meccanismo di passaggio dalla finanza derivata alla finanza propria
    Meccanismo di passaggio dalla finanza derivata alla finanza propria

Il processo originale di riforma regolato dal d. lgs. 23/2011 si articola in due fasi. Nella prima fase transitoria (2011-2013 [1]) è prevista la devoluzione ai Comuni, per gli immobili ubicati nel loro territorio, del gettito o di quote del gettito derivante da tributi statali relativi al comparto immobiliare, quali le imposte di registro, le imposte ipotecarie e catastali e l’IRPEF sui redditi fondiari (escluso il reddito agrario), l’imposta di registro e di bollo sulle locazioni di immobili, i tributi speciali catastali, le tasse ipotecarie, la nuova cedolare secca sugli affitti. Per quanto concerne quest’ultima, la riforma introduce un regime “piatto”, ad aliquote fisse, alternativo, facoltativo (appunto la cedolare secca sugli affitti) rispetto al regime ordinario di tassazione dei redditi da locazione di immobili ad uso abitativo delle persone fisiche. Le imposte devolute e la compartecipazione al gettito IVA alimentano un Fondo Sperimentale di Riequilibrio (in seguito sostituito dal Fondo perequativo), che ripartisce le risorse tra i Comuni tenendo conto tra l’altro, della determinazione dei fabbisogni standard.

Inoltre:

  1. è potenziata la partecipazione dei Comuni all’attività di accertamento e al contrasto all’evasione fiscale e contributiva con l’incremento della quota di assegnazione ai Municipi del gettito derivante da questa attività;
  2. viene introdotta la possibilità per i Comuni di istituire l’imposta di soggiorno per finanziare interventi nel settore turistico;
  3. entro il 2011, è disciplinata la revisione dell’imposta di scopo mirata ad estendere le risorse messe a disposizione dei Comuni per le spese relative alle opere pubbliche.

Il d. lgs. 23/2011 prevede nella seconda fase, a regime a partire dal 2014, l’introduzione nell’ordinamento fiscale dell’imposta municipale propria (IMU) per semplificare il complesso sistema di tributi statali e municipali che a vario titolo insistono sul comparto immobiliare verso la concentrazione in un unico titolo di prelievo.

In corrispondenza di tali nuove entrate, sono ridotti i trasferimenti erariali statali – al netto, a partire dal 2012, dell’addizionale all’accisa sull’energia elettrica che viene soppressa -, confermando l’equilibrio finanziario durante la fase transitoria.

  • Meccanismo di garanzia dell’equilibrio finanziario della riforma del federalismo fiscale municipale durante la fase transitoria in base al d.lgs. 23/2011 originale
    Meccanismo di garanzia dell’equilibrio finanziario della riforma del federalismo fiscale municipale durante la fase transitoria in base al d.lgs. 23/2011 originale

Durante la fase a regime a partire dal 2014, il d. lgs. 23/2011 prevede l’introduzione dell’imposta municipale secondaria (IMU secondaria), al fine di semplificare ulteriormente il sistema della fiscalità municipale, sostituendo varie imposte che gravano sull'occupazione di spazi pubblici, consente una significativa semplificazione e razionalizzazione del sistema impositivo municipale.

  • Meccanismo di semplificazione del sistema fiscale municipale

Nel complesso, la riforma avviata dal d. lgs. 23/2011 provvede alla eliminazione o all’accorpamento di 10[2] delle 18 forme impositive che insistevano sui contribuenti, senza alcun aggravio. Non può derivare infatti, in applicazione della riforma del sistema municipale, anche nel corso del periodo transitorio, nessun aumento del prelievo fiscale complessivo a carico del contribuente. Inoltre, gli effetti finanziari della riforma sono monitorati [3] al fine di assicurare il rispetto del limite massimo della pressione fiscale complessiva.

Successivi interventi del legislatore sono intervenuti apportando significative modifiche al disegno originale della riforma del fisco municipale.

In particolare, il d. l. 201/2011 ha anticipato l’applicazione IMU, in via sperimentale a decorrere dall’anno 2012 e fino al 2014 e a regime dal 2015, estendendo la base imponibile con la tassazione dell’abitazione principale e delle sue pertinenze e ha istituito dal 1° gennaio 2013 il Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES), sopprimendo contestualmente i prelievi relativi alla gestione dei rifiuti urbani, sia di natura patrimoniale sia di natura tributaria. Il d.l. 102/2013 convertito con la l. 124/2013 ha abolito la prima rata dell’IMU 2013 per la prima casa e le relative pertinenze (ad esclusione dei fabbricati classificati nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9). Lo stesso decreto ha previsto altre disposizioni in materia di IMU e un contributo statale per rimborsare i Comuni del minore gettito IMU. Il d.l. 133/2013 convertito con la l. 5/2014 ha abolito anche la seconda rata dell’IMU 2013 per la prima casa e le relative pertinenze, salvo l’obbligo di versamento dell’imposta dovuta per il 2013 nei Comuni che hanno deliberato aumenti rispetto alle norme statali.

La legge di stabilità 2013 (l. 22/2012, modificata con la l. 147/2013) ha provveduto ad ulteriori importanti modificazioni al decreto originale con la soppressione del Fondo Sperimentale e dei trasferimenti erariali a favore dei Comuni della Regione Siciliana e della Regione Sardegna limitatamente a specifiche tipologie di trasferimenti, e l’istituzione del Fondo di solidarietà comunale alimentato con una quota dell’IMU di spettanza dei Comuni.

Infine la l. 147/2013 ha istituito l’Imposta Unica Comunale (IUC) che si articola in una componente di natura patrimoniale, l’IMU, dovuta dal possessore di immobili, escluse le abitazioni principali, e di una componente riferita ai servizi, che si suddivide nel Tributo per i servizi indivisibili (TASI) a carico sia del possessore che dell’utilizzatore dell’immobile, e nella Tassa sui rifiuti (TARI) destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti a carico dell’utilizzatore.

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