Contenuto pagina

Trasferimento ope legis dei beni del demanio marittimo, del demanio idrico e delle miniere

Il trasferimento a titolo non oneroso dei beni statali del demanio marittimo, del demanio idrico e delle miniere segue un iter particolare disciplinato dal undefineddecreto 85/2010

Infatti per taluni di questi beni individuati dalla norma sul federalismo demaniale, il legislatore regola l’attribuzione ope legis a Regioni e Province. 

Nella utilizzazione ottimale del bene, l’ente beneficiario deve garantirne la massima valorizzazione.

Infine, i beni del demanio marittimo e del demanio idrico mantengono dopo il trasferimento all’ente territoriale, la loro natura di beni demaniali e quindi inalienabili, tranne nei casi di passaggio al patrimonio.

a. Individuazione dei beni trasferibili ope legis

Il decreto attuativo sul federalismo demaniale fornisce una chiara individuazione dei beni da trasferire per legge, a titolo non oneroso, a Regione e Province. In particolare sono attribuiti a questi enti territoriali i beni appartenenti al demanio marittimo, quelli del demanio idrico nonché le opere idrauliche e di bonifica di competenza statale e le miniere.

Riferimento normativo

Art. 5 (comma 1)

Tipologie di beni trasferibili ope legis

Possono essere trasferiti ope legis a Regioni e Province, i seguenti beni immobili statali e i beni mobili statali in essi eventualmente presenti che ne costituiscono arredo o che sono posti al loro servizio:

  1. i beni appartenenti al demanio marittimo [1] e relative pertinenze, con esclusione di quelli direttamente utilizzati dalle amministrazioni statali;
  2. i beni appartenenti al demanio idrico [2] e relative pertinenze, nonché le opere idrauliche e di bonifica di competenza statale, ad esclusione:
    1. dei fiumi di ambito sovra regionale;
    2. dei laghi di ambito sovra regionale per i quali non vi è un’intesa tra le Regioni interessate, ferma restando comunque l’eventuale disciplina di livello internazionale;
  3. le miniere e le relative pertinenze ubicate su terraferma.

b. Attribuzione dei beni trasferibili ope legis

I criteri per l’attribuzione dei beni del demanio marittimo, del demanio idrico e delle miniere alle Regioni e alle Province mediante uno o più decreti del Presidente del Consiglio, sono indicati dalundefineddecreto 85/2010.

Riferimento normativo

Art. 3 (comma 1), Art. 5 (comma 1)

Enti locali a cui sono trasferiti i beni del demanio marittimo, del demanio idrico e le miniere

I beni del demanio marittimo, del demanio idrico e le miniere sono attribuiti a Regioni e Province

Criteri per il trasferimento dei beni del demanio marittimo, del demanio idrico e delle miniere ("attribuzione ope legis")

Sono trasferiti:

  1. alle Regioni [3]:
    1. i beni del demanio marittimo, unitamente alle relative pertinenze, con l’esclusione di quelli direttamente utilizzati dalle amministrazioni statali;
    2. i beni del demanio idrico e le opere idrauliche di bonifica di competenza statale, non trasferiti ope legis alle Province, esclusi i fiumi di ambito sovra regionale, e i laghi di ambito sovra regionale per i quali non vi sia un’intesa tra le Regioni interessate;
  2. alle Province:
    1. i laghi chiusi privi di emissari di superficie che insistono sul territorio di una sola Provincia
    2. le miniere ubicate su terraferma che non comprendono i giacimenti petroliferi e di gas e le relative pertinenze nonché i siti di stoccaggio di gas naturale e le relative pertinenze

Iter per l’attribuzione ope legis dei beni del demanio marittimo, del demanio idrico e delle miniere

I beni del demanio marittimo, del demanio idrico e le miniere sono trasferiti con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia, di concerto con il Ministro per le riforme per il federalismo, con il Ministro per i rapporti con le Regioni e con gli altri Ministri competenti per materia, adottati entro il 23 dicembre 2010.

c. Status dei beni trasferiti ope legis, valorizzazione funzionale, canoni da demanio idrico

Le Regioni e le Province beneficiarie del trasferimento ope legis dei beni del demanio marittimo, del demanio idrico e delle miniere, sono tenute a garantirne la massima valorizzazione funzionale. Le miniere e i beni demaniali passati al patrimonio possono essere alienati e dismessi. In tal caso i proventi derivanti dalla vendita sono ripartiti tra l’ente territoriale per finanziare la riduzione del suo debito e le spese di investimento, e il Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato, in relazione alle quote specificate nel decreto attuativo sul federalismo demaniale.

Riferimento normativo

Art. 1 (comma 2), Art. 2 (comma 2, 4), Art. 3 (comma 2), Art. 4, Art. 6, Art. 8, Art. 9 (comma 5)

Status dei beni trasferiti ope legis

I beni appartenenti al demanio marittimo e al demanio idrico trasferiti ope legis a Regioni e Province non entrano a far parte del patrimonio disponibile dell’ente beneficiario e restano assoggettati al regime stabilito dal codice civile [4], nonché alla disciplina di tutela e salvaguardia dettata dal medesimo codice, dal codice della navigazione, dalle leggi regionali e statali e dalle norme comunitarie di settore, con particolare riguardo a quelle di tutela della concorrenza. Per tali beni, l’eventuale passaggio al patrimonio dello Stato è dichiarato dall'amministrazione dello Stato. Su tali beni non possono essere costituiti diritti di superficie. Le miniere con tutte le pertinenze, accessori, oneri e pesi, trasferite ope legis alle Province entrano a far parte del loro patrimonio disponibile. Il trasferimento dei beni ha effetto dalla data di pubblicazione dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri relativi ai trasferimenti ope legis dei beni del demanio marittimo, del demanio idrico e delle miniere alle Regioni e Province. Il trasferimento ha luogo nello stato di fatto e di diritto in cui i beni si trovano, con contestuale immissione di ciascuna Regione ed ente locale nel possesso giuridico e subentro in tutti i rapporti attivi e passivi relativi ai beni trasferiti, fermi restando i limiti derivanti dai vincoli storici, artistici e ambientali.

Obblighi dell’ente territoriale nei confronti della collettività dopo il trasferimento ope legis dei beni ("valorizzazione funzionale")

L’ente territoriale dispone del bene trasferito nell’interesse della collettività rappresentata. L’ente territoriale è tenuto a favorire la massima valorizzazione funzionale del bene trasferito, a vantaggio diretto o indiretto della collettività territoriale rappresentata. L’ente beneficiario assicura l’informazione della collettività circa il processo di valorizzazione, anche tramite divulgazione sul proprio sito internet istituzionale. L’ente territoriale può indire forme di consultazione popolare in relazione al processo di valorizzazione del bene attribuito, anche in forma telematica, in base a quanto previsto nello statuto. Al fine di assicurare la migliore utilizzazione dei beni pubblici per lo svolgimento delle funzioni pubbliche primarie attribuite, gli enti territoriali possono consultarsi e consultare le amministrazioni periferiche dello Stato, anche eventualmente convocando apposite Conferenze di servizi coordinate dal Presidente della Giunta regionale o da un suo delegato. Le risultanze delle consultazioni sono trasmesse al Ministero dell’economia ai fini della migliore elaborazione delle successive proposte di sua competenza e possono essere richiamate a sostegno delle richieste avanzate da ciascun ente.

Valorizzazione con conferimento in fondi comuni di investimento [5]

I beni trasferiti agli enti territoriali possono, previa loro valorizzazione, essere conferiti ad uno o più fondi comuni di investimento immobiliare. Ciascun bene è conferito, dopo la relativa valorizzazione attraverso le procedure per l’approvazione delle varianti allo strumento urbanistico [6], per un valore la cui congruità è attestata, entro il termine di 30 giorni dalla richiesta, da parte dell’Agenzia del demanio o dell’Agenzia del territorio, secondo le rispettive competenze. La Cassa depositi e prestiti può partecipare a tale fondi. A tali fondi si applicano le agevolazioni fiscali previste per i fondi di investimento immobiliare “chiusi”, caratterizzati da apporti di beni e diritti apportati esclusivamente dallo Stato, da enti previdenziali pubblici, da Regioni, da enti locali e loro consorzi, da società interamente possedute, anche indirettamente, dagli stessi soggetti.

Obblighi della Regione beneficiaria del trasferimento di beni del demanio idrico nei confronti delle Province ("canoni da demanio idrico")

Ciascuna Regione destina alle Province una quota dei proventi dei canoni ricavati dalla utilizzazione del demanio idrico trasferito alla Regione, tenendo conto dell’entità delle risorse idriche che insistono sul territorio della Provincia e delle funzioni amministrative esercitate dalla Provincia stessa. Tale quota è determinata sulla base di una intesa tra Regione e singole Province sul cui territorio insistono i beni idrici trasferiti. Se tale intesa non è conclusa entro il 26 giugno 2011, il Governo determina, tenendo conto degli stessi criteri, la quota da destinare alle singole Province

Alienazione dei beni del patrimonio disponibile (le miniere e i beni del demanio marittimo e del demanio idrico passati al patrimonio)

I beni trasferiti che entrano a far parte del patrimonio disponibile (le miniere e i beni demaniali passati al patrimonio) della Regione o della Provincia possono essere alienati solo previa valorizzazione attraverso le procedure per l'adozione delle varianti allo strumento urbanistico. Al fine dell’alienazione degli immobili del patrimonio disponibile (le miniere e i beni del demanio marittimo e del demanio idrico passati al patrimonio) attribuito a ciascuna Regione e Provincia ai sensi delundefineddecreto 85/2010 e delle quote di fondi immobiliari a cui sono stati conferiti questi beni è anche necessaria l’attestazione della congruità del valore del bene da parte dell’Agenzia del demanio o dell’Agenzia del territorio, secondo le rispettive competenze, resa entro il termine di 30 giorni dalla relativa richiesta di alienazione da parte dell’ente territoriale. Le modalità di applicazione della disciplina inerente l’alienazione dei beni statali trasferiti sono definite con decreto del Presidente del Consiglio, adottato entro il 25 agosto 2010, su proposta del Ministro dell’economia, di concerto con il Ministro dell’interno, il Ministro per i rapporti con le Regioni ed il Ministro per le riforme per il federalismo. Comunque le risorse nette derivanti da tale alienazione sono destinate:

  • per il 75% all'ente territoriale venditore. Tali risorse sono destinate alla riduzione del debito dell’ente e, solo in assenza del debito o comunque per la parte eventualmente eccedente, a spese di investimento;
  • per il 25% al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato.

Disposizioni restrittive per gli enti locali in dissesto finanziario

Gli enti locali in dissesto finanziario ai sensi dell’art. 244 del undefinedd.lgs. 267/2000 [7], fino a quando perdura lo stato di dissesto, non possono alienare i beni attribuiti loro, che possono essere utilizzati solo per finalità di carattere istituzionale.

Menu legale

©2013-2018 Scuola Nazionale dell'Amministrazione