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Trasferimento a richiesta degli altri beni statali

Il processo di trasferimento a richiesta degli altri beni statali agli enti territoriali interessati si articola nelle fasi di:

undefinedindividuazione,

undefinedattribuzione,

undefinedvalorizzazione dei beni [8].

I beni trasferiti che entrano a far parte del patrimonio disponibile possono essere alienati e le risorse che derivano dall'operazione di vendita sono in parte assegnate all'ente territoriale per il finanziamento del suo debito e delle spese di investimento e in parte confluiscono nel Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato.

a. Individuazione dei beni trasferibili a richiesta

L’individuazione dei beni trasferibili rappresenta la prima fase del processo di attribuzione a titolo non oneroso dei beni statali. Il decreto disciplina le categorie dei beni trasferibili a richiesta e di quelli non trasferibili. L’iter per l’individuazione prevede l’inserimento dei beni trasferibili in appositi elenchi contenuti in uno o più decreti del Presidente del Consiglio, previa intesa siglata tra Stato e Conferenza unificata e la predisposizione di una lista dei beni esclusi dal trasferimenti compilata e approvata dalla Agenzia del demanio su proposta degli enti statali, degli enti locali e della stessa Agenzia.

Riferimento normativo

Art. 3 (comma 3), Art. 5 del undefinedd.lgs. 85/2010, Art. 17 della undefinedl. 106/2011 e Art. 27 del undefinedd.l. 201/2011

Tipologie di beni trasferibili a richiesta

Possono essere trasferiti a titolo non oneroso, a richiesta di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni i seguenti beni immobili statali e i beni mobili statali in essi eventualmente presenti che ne costituiscono arredo o che sono posti al loro servizio:

  1. gli aeroporti di interesse regionale o locale appartenenti al demanio aeronautico civile statale, diversi da quelli di interesse nazionale;
  2. gli altri beni immobili dello Stato, ad eccezione di quelli esclusi dal trasferimento [9].

Iter per l’individuazione dei beni attribuibili a richiesta

I beni attribuibili a titolo non oneroso sono individuati mediante l’inserimento in appositi elenchi contenuti in uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri adottati entro il 23 dicembre 2010, previa intesa tra Stato e Conferenza unificata, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per le riforme per il federalismo, con il Ministro per i rapporti con le Regioni e con gli altri Ministri competenti per materia. I beni possono essere individuati singolarmente o per gruppi.
Gli elenchi sono corredati da adeguati elementi informativi, anche relativi allo stato giuridico, alla consistenza, al valore del bene, alle entrate corrispondenti e ai relativi costi di gestione. Gli elenchi acquistano efficacia dalla data di pubblicazione dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri nella Gazzetta Ufficiale.

Iter per l’individuazione dei beni immobili in uso e non funzionali al Ministero della difesa

Un iter particolare è contemplato per i beni immobili in uso al Ministero della difesa e non ricompresi tra quelli utilizzati per le funzioni di difesa e sicurezza nazionale, nonché non funzionali alla realizzazione dei programmi di riorganizzazione dello strumento militare finalizzati all’efficace ed efficiente esercizio di tali funzioni. Per tali beni l’individuazione, e il trasferimento a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni che li richiedono, sono disciplinate da un decreto del presidente del Consiglio dei Ministri da emanare entro il 26 giugno 2011, su proposta del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro per le riforme per il federalismo, previa intesa sancita in sede di Conferenza Unificata.

Tipologie di beni non trasferibili

Sono esclusi dal trasferimento:

  • gli immobili in uso per comprovate ed effettive finalità istituzionali alle amministrazioni dello Stato, anche a ordinamento autonomo, agli enti pubblici destinatari di beni immobili dello Stato in uso governativo e alle Agenzie che svolgono attività a carattere tecnico-operativo di interesse nazionale, in atto esercitate da Ministeri ed enti pubblici. Tali beni sono esclusi in base a criteri di economicità e di concreta cura degli interessi pubblici perseguiti;
  • i porti [10] e gli aeroporti di rilevanza economica nazionale e internazionale. Tuttavia, nelle città sedi di porti di rilevanza nazionale possono essere trasferite dall’Agenzia del demanio al Comune aree già comprese nei porti e non più funzionali all’attività portuale e suscettibili di programmi pubblici di riqualificazione urbanistica, previa autorizzazione dell’Autorità portuale, se istituita, o della competente Autorità marittima;
  • i beni appartenenti al patrimonio culturale [11]. Lo Stato provvede entro un anno dalla presentazione della domanda, al trasferimento alle Regioni e altri enti territoriali dei beni e delle cose indicati in specifici accordi di valorizzazione e dei conseguenti programmi e piani strategici di sviluppo culturale;
  • le reti di interesse statale, ivi comprese quelle stradali ed energetiche;
  • le strade ferrate in uso di proprietà dello Stato;
  • i parchi nazionali [12] e le riserve naturali [13] statali;
  • i beni costituenti la dotazione del Presidente della Repubblica, nonché i beni in uso a qualsiasi titolo al Senato, alla Camera, alla Corte Costituzionale e agli organi di rilevanza costituzionale (tra cui il CNEL, il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti, il Consiglio Superiore della Magistratura)

Iter per l’individuazione dei beni non attribuibili a richiesta

I beni esclusi dal trasferimento sono inseriti in un elenco con il seguente iter:

  • le amministrazioni statali e gli altri enti interessati trasmettono, in modo adeguatamente motivato, alla Agenzia del demanio entro il 24 settembre 2010 gli elenchi dei beni immobili di cui richiedono l’esclusione. L’Agenzia del demanio può chiedere chiarimenti sulle motivazioni trasmesse, anche nella prospettiva della riduzione degli oneri per locazioni passive a carico del bilancio dello Stato. Entro lo stesso termine (ossia entro il 24 settembre 2010) anche l’Agenzia del demanio compila l’elenco dei beni immobili da escludere dal trasferimento;
  • entro i successivi 45 giorni (ossia entro l’8 novembre 2010), previo parere della Conferenza unificata [14], da esprimersi entro 30 giorni (ossia entro il 24 ottobre 2010), con provvedimento del direttore dell’Agenzia l’elenco complessivo dei beni esclusi dal trasferimento è redatto ed è reso pubblico con l’indicazione delle motivazioni pervenute, undefinedsul sito internet dell’Agenzia.

Lo stesso iter è seguito per integrare o modificare tale elenco.

b. Attribuzione dei beni trasferibili a richiesta

Il processo di attribuzione a richiesta dei beni statali trasferibili, rispetta i criteri di territorialità, sussidiarietà [15], adeguatezza, semplificazione, capacità finanziaria, correlazione con competenze e funzioni e valorizzazione ambientale. Il trasferimento è condizionato all’inoltro da parte dell’ente territoriale interessato di una apposita domanda in cui figurano le specifiche finalità e le modalità di utilizzazione del bene, la tempistica ed economicità nonché la sua destinazione. Uno o più decreti del Presidente del Consiglio concludono la fase di assegnazione dei beni. Iter particolari sono previsti per l’attribuzione dei beni in uso e non funzionali del Ministero della difesa, per i beni culturali indicati in accordi di valorizzazione e per i beni resi disponibili e i beni trasferibili non attribuiti.

Riferimento normativo

Art. 2 (comma 1, 3, 5), Art. 3 (comma 4, 6), Art. 5 (comma 4, 5), Art. 7

Enti territoriali a cui possono essere attribuiti a richiesta i beni trasferibili

I beni trasferibili sono attribuiti a richiesta a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.

Criteri per l’attribuzione dei beni

I beni sono attribuiti agli enti locali, anche in quote indivise, secondo criteri di:

  • Territorialità, sussidiarietà, adeguatezza: i beni sono attribuiti, considerando il loro radicamento sul territorio, ai Comuni, salvo che per l’entità o tipologia del singolo bene o del gruppo di beni, esigenze di carattere unitario richiedano l’attribuzione a Province, Città metropolitane o Regioni se più idonee a soddisfare le esigenze di tutela, gestione e valorizzazione tenendo conto del rapporto che deve esistere tra beni trasferiti e funzioni di ciascun livello istituzionale;
  • Semplificazione: i beni possono essere inseriti dalle Regioni e dagli enti locali in processi di alienazione e dismissione con il loro inserimento nel piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari allegato al bilancio di previsione [16], l’approvazione del piano da parte dell’ente territoriale competente e la successiva trasmissione ad un’apposita Conferenza di servizi a cui partecipano il Comune, la Provincia, la Città metropolitana e la Regione interessati volta ad acquisire le autorizzazioni, gli assensi e le approvazioni necessari alla variazione di destinazione urbanistica. È fatto salvo quanto previsto in merito dalle leggi regionali. La determinazione finale della Conferenza di servizi è l’unico provvedimento consentito per l’autorizzazione delle varianti allo strumento urbanistico e ne fissa i limiti e i vincoli;
  • Capacità finanziaria: l’ente territoriale a cui viene attribuito il bene deve rispettare l’idoneità finanziaria necessaria a soddisfare le esigenze di tutela, gestione e valorizzazione dei beni;
  • Correlazione con competenze e funzioni: è opportuna una connessione tra le competenze e le funzioni effettivamente svolte dall’ente a cui viene attribuito il bene e le esigenze di tutela, gestione e valorizzazione del bene stesso;
  • Valorizzazione ambientale: la valorizzazione del bene è realizzata nel rispetto delle caratteristiche fisiche, morfologiche, ambientali, paesaggistiche, culturali e sociali dei beni trasferiti, al fine di assicurare lo sviluppo del territorio e la salvaguardia dei valori ambientali.

Iter per l’attribuzione a richiesta dei beni trasferibili

Le Regioni e gli enti locali interessati nell'acquisizione dei beni contenuti negli elenchi beni attribuibili presentano un’apposita domanda all'Agenzia del demanio, entro 60 giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale degli stessi elenchi (ossia entro il 21 febbraio 2011). Tale domanda è corredata da una relazione sottoscritta dal legale dell’ente in cui figurano le specifiche finalità e le modalità di utilizzazione del bene, la relativa tempistica ed economicità nonché la sua destinazione. Nel caso la domanda si riferisca a un gruppo di beni, questi devono essere tutti compresi nella richiesta di attribuzione e la relazione deve indicare le finalità e le modalità prevalenti di utilizzazione.
Sulla base delle domande di assegnazione pervenute, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le Regioni e gli enti locali interessati, i beni sono attribuiti con un ulteriore decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri entro i successivi 60 giorni (ossia entro il 22 aprile 2011). Tale decreto produce effetti dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e costituisce titolo per la trascrizione e per la voltura catastale dei beni a favore di ciascuna Regione o ciascun ente locale

Iter per l’attribuzione di beni immobili in uso e non funzionali al Ministero della difesa

L’individuazione, e l’attribuzione a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni che li richiedono dei beni immobili in uso al Ministero della difesa e non ricompresi tra quelli utilizzati per le funzioni di difesa e sicurezza nazionale, nonché non funzionali alla realizzazione dei programmi di riorganizzazione dello strumento militare finalizzati all’efficace ed efficiente esercizio di tali funzioni sono disciplinate da un decreto del presidente del Consiglio dei Ministri da emanare entro il 26 giugno 2011, su proposta del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro per le riforme per il federalismo, previa intesa sancita in sede di Conferenza Unificata

Iter per l’attribuzione di beni culturali indicati in accordi di valorizzazione

Nell’ambito di specifici accordi di valorizzazione e dei conseguenti programmi e piani strategici di sviluppo culturale, lo Stato provvede, entro un anno dalla presentazione della domanda, al trasferimento alle Regioni e altri enti locali dei beni e delle cose indicati negli stessi accordi di valorizzazione [17].
In particolare, i beni oggetto di accordi o intese con gli enti territoriali per la razionalizzazione o la valorizzazione dei rispettivi patrimoni, già sottoscritti al 26 giugno 2010, possono essere attribuiti, su richiesta, all’ente che ha sottoscritto l’accordo o l’intesa ovvero ad altri enti territoriali, qualora gli enti sottoscrittori dell’accordo o intesa non facciano richiesta di attribuzione a norma della undefinedlegge 106/2011, salvo che non risultino esclusi dal trasferimento ai sensi degli articoli 3 (immobili presenti nell’elenco complessivo dei beni esclusi dal trasferimento) e 5 (beni culturali e del paesaggio indicati in accordi di valorizzazione già trasferiti alle Regioni e agli altri enti territoriali) del undefinedd.lgs. 85/2010. Con decreto del Ministro dell’economia, previa ricognizione da parte dell’Agenzia del demanio, sentita la Conferenza unificata sono stabiliti i termini e le modalità per la cessazione dell’efficacia dei predetti accordi o intese, senza effetti sulla finanza pubblica. Tali disposizioni non trovano comunque applicazione se gli accordi o le intese hanno già avuto attuazione, anche parziale entro l’11 settembre 2011.

Iter per l’attribuzione per beni resi disponibili e dei beni trasferibili non attribuiti (“decreti biennali di attribuzione”) [18]

Dal 1° gennaio 2012, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio, adottati con cadenza biennale su proposta del Ministro dell’economia, di concerto con il Ministro per le riforme per il federalismo, con il Ministro per i rapporti con le Regioni e con gli altri Ministri competenti per materia, su richiesta di Regioni ed enti locali, possono essere attribuiti ulteriori beni eventualmente resisi disponibili per successivi trasferimenti. Gli enti territoriali interessati possono individuare e richiedere ulteriori beni non inseriti in precedenti decreti né in precedenti provvedimenti del direttore dell’Agenzia del demanio. Tali beni sono trasferiti con decreti biennali del Presidente del Consiglio su proposta del Ministro dell’economia, di concerto con il Ministro per le riforme per il federalismo, con il Ministro per i rapporti con le Regioni e con gli altri Ministri competenti per materia, su richiesta di Regioni ed enti locali. A tali richieste è allegata una relazione che attesta i benefici derivanti alle pubbliche amministrazioni da una diversa utilizzazione funzionale dei beni o da una loro migliore valorizzazione in sede locale.
I decreti biennali possono interessare anche i beni che pur essendo stati dichiarati trasferibili da precedenti decreti del Presidente del Consiglio non sono stati attribuiti e i beni che non sono ancora stati attribuiti ad un ente territoriale di diverso livello di Governo in base al principio della sussidiarietà. Tali beni confluiscono nel patrimonio vincolato. Se non sono oggetto di accordi di programma o di protocolli d’intesa entro i 36 mesi dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto di inserimento nel patrimonio vincolato, rientrano nella piena disponibilità dello Stato e possono essere attribuiti con decreti biennali.

c. Status dei beni trasferiti a richiesta, patrimonio vincolato, valorizzazione funzionale

I beni statali trasferiti a titolo non oneroso a richiesta agli enti locali entrano a far parte del patrimonio disponibile, eccetto i beni demaniali (ed in particolare i beni del demanio aeroportuale), altri particolari beni demaniali che mantengono la loro natura di beni inalienabili a meno di un loro passaggio al patrimonio dello Stato, e i beni culturali trasferiti in quanto inseriti in specifici accordi di valorizzazione.

Gli enti locali beneficiari sono tenuti alla massima valorizzazione funzionale dei beni attribuiti. 

I beni del patrimonio disponibile possono essere alienati, previa congruità del valore del bene, e le quote delle risorse derivanti dalla vendita sono ripartiti tra l’ente locale per il finanziamento del debito e delle spese di investimento, e il Fondo di ammortamento dei titoli di Stato.

Riferimento normativo

Art. 1 (comma 2), Art. 2 (comma 2, 4), Art. 3 (comma 5, 6), Art. 4, Art. 6, Art. 8, Art. 9 (comma 5)

Status dei beni trasferiti a richiesta

I beni statali trasferiti con tutte le pertinenze, accessori, oneri e pesi, entrano a far parte del patrimonio disponibile dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitana e delle Regioni.
Fanno eccezione:

  • i beni trasferiti appartenenti al demanio aeroportuale, che in seguito al trasferimento non entrano a far parte del patrimonio disponibile e restano assoggettati al regime stabilito dal codice civile [19], nonché alla disciplina di tutela e salvaguardia dettata dal medesimo codice, dal codice della navigazione, dalle leggi regionali e statali e dalle norme comunitarie di settore, con particolare riguardo a quelle di tutela della concorrenza;
  • altri beni demaniali che, dati taluni presupposti, sono mantenuti motivatamente, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri nel demanio o inclusi nel patrimonio indisponibile;
  • i beni culturali indicati nell’ambito di specifici accordi di valorizzazione che in seguito al trasferimento, rimangono beni inalienabili, utilizzabili esclusivamente a fini di fruizione e valorizzazione.

Per i beni trasferiti assoggettati al regime dei beni demaniali, l’eventuale passaggio al patrimonio è dichiarato dall’amministrazione dello Stato. Su tali beni non possono essere costituiti diritti di superficie.
Il trasferimento dei beni ha effetto dalla data di pubblicazione dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri di attribuzione dei beni trasferibili agli enti locali.
Il trasferimento ha luogo nello stato di fatto e di diritto in cui i beni si trovano, con contestuale immissione di ciascuna Regione ed ente locale nel possesso giuridico e subentro in tutti i rapporti attivi e passivi relativi ai beni trasferiti, fermi restando i limiti derivanti dai vincoli storici, artistici e ambientali.

Status dei beni trasferibili non assegnati ("patrimonio vincolato")

I beni trasferibili per i quali non è stata presentata domanda per l’attribuzione e i beni che non sono ancora stati attribuiti ad un ente territoriale di diverso livello di Governo in base al principio della sussidiarietà confluiscono in base ad un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri previa intesa tra Stato e Conferenza unificata, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per le riforme per il federalismo, con il Ministro per i rapporti con le Regioni e con gli altri Ministri competenti per materia, in un patrimonio vincolato affidato all'Agenzia del demanio o all'amministrazione che ne cura la gestione, che provvede alla valorizzazione e alienazione degli stessi beni, d’intesa con le Regioni e gli Enti locali interessati, sulla base di appositi accordi di programma o protocolli d’intesa. Decorsi 36 mesi dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto di inserimento nel patrimonio vincolato, i beni per i quali non si è proceduto alla stipula degli accordi di programma o dei protocolli d’intesa rientrano nella piena disponibilità dello Stato.

Obblighi dell’ente territoriale nei confronti della collettività dopo il trasferimento a richiesta dei beni ("valorizzazione funzionale")

L’ente territoriale dispone del bene trasferito nell'interesse della collettività rappresentata.
L’ente territoriale è tenuto a favorire la massima valorizzazione funzionale del bene trasferito, a vantaggio diretto o indiretto della collettività territoriale rappresentata.
L’ente beneficiario assicura l’informazione della collettività circa il processo di valorizzazione
, anche tramite divulgazione sul proprio sito internet istituzionale.
L’ente territoriale può indire forme di consultazione popolare in relazione al processo di valorizzazione del bene attribuito, anche in forma telematica, in base a quanto previsto nello statuto.
Al fine di assicurare la migliore utilizzazione dei beni pubblici per lo svolgimento delle funzioni pubbliche primarie attribuite, gli enti territoriali possono consultarsi e consultare le amministrazioni periferiche dello Stato, anche eventualmente convocando apposite Conferenze di servizi coordinate dal Presidente della Giunta regionale o da un suo delegato. Le risultanze delle consultazioni sono trasmesse al Ministero dell’economia ai fini della migliore elaborazione delle successive proposte di sua competenza e possono essere richiamate a sostegno delle richieste avanzate da ciascun ente.

Valorizzazione con conferimento in fondi comuni di investimento [20]

I beni trasferiti agli enti territoriali possono, previa loro valorizzazione, essere conferiti ad uno o più fondi comuni di investimento immobiliare. Ciascun bene è conferito, dopo la relativa valorizzazione attraverso le procedure per l’approvazione delle varianti allo strumento urbanistico [21], per un valore la cui congruità è attestata, entro il termine di 30 giorni dalla richiesta, da parte dell’Agenzia del demanio o dell’Agenzia del territorio, secondo le rispettive competenze.
La Cassa depositi e prestiti può partecipare a tale fondi.
A tali fondi si applicano le agevolazioni fiscali previste per i fondi di investimento immobiliare “chiusi”, caratterizzati da apporti di beni e diritti apportati esclusivamente dallo Stato, da enti previdenziali pubblici, da Regioni, da enti locali e loro consorzi, da società interamente possedute, anche indirettamente, dagli stessi soggetti.

Disposizioni in caso di inadeguata utilizzazione del bene

Se l’ente territoriale non utilizza il bene nel rispetto delle finalità e dei tempi indicati nella relazione che correda la domanda per l’assegnazione dei beni, il Governo esercita il potere sostitutivo al fine di assicurare la migliore utilizzazione del bene, anche attraverso il conferimento al patrimonio vincolato.

Alienazione dei beni del patrimonio disponibile

I beni trasferiti che entrano a far parte del patrimonio disponibile dell’ente territoriale possono essere alienati solo previa valorizzazione attraverso le procedure per l'adozione delle varianti allo strumento urbanistico.
Ai fini dell’alienazione degli immobili del patrimonio disponibile attribuito a ciascuna Regione ed ente locale ai sensi delundefineddecreto 85/2010 e delle quote di fondi immobiliari a cui sono stati conferiti questi beni è anche necessaria l’attestazione della congruità del valore del bene da parte dell’Agenzia del demanio o dell’Agenzia del territorio, secondo le rispettive competenze, resa entro il termine di 30 giorni dalla relativa richiesta di alienazione da parte dell’ente territoriale.
Le modalità di applicazione della disciplina inerente l’alienazione dei beni statali trasferiti sono definite con decreto del Presidente del Consiglio, adottato entro il 25 agosto 2010, su proposta del Ministro dell’economia, di concerto con il Ministro dell’interno, il Ministro per i rapporti con le Regioni ed il Ministro per le riforme per il federalismo. Comunque le risorse nette derivanti da tale alienazione sono acquisite:

  • per il 75% dall'ente territoriale venditore. Tali risorse sono destinate alla riduzione del debito dell’ente e, solo in assenza del debito o comunque per la parte eventualmente eccedente, a spese di investimento
  • per il 25% dal Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato

 

Disposizioni restrittive per gli enti locali in dissesto finanziario

Gli enti locali in dissesto finanziario ai sensi dell’art. 244 del undefinedd.lgs. 267/2000 [22], fino a quando perdura lo stato di dissesto, non possono alienare i beni attribuiti loro, che possono essere utilizzati solo per finalità di carattere istituzionale.

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