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Note - Federalismo fiscale municipale

[1] Il periodo transitorio dal 2011 al 2013 regolato dal d.lgs. 23/2011, non corrisponde al periodo sperimentale disciplinato dal d. l. 201/2011, che introduce l’applicazione dell’IMU (dal 2012 al 2014, e a regime dal 2015) e stabilisce per lo stesso arco temporale la devoluzione dell’IVA al Fondo sperimentale di riequilibrio.

[2] Le imposte eliminate o accorpate con la riforma del federalismo municipale sono l’addizionale all’accisa sull’energia elettrica, l’IRPEF sui redditi fondiari per immobili non locati (e relative addizionali), l’ICI, la TOSAP, il COSAP, l’ICPDPA, il CIMP, e l’addizionale per l’integrazione dei bilanci degli enti comunali di assistenza. Il d. l. 201/2011 anticipa l’applicazione dell’IMU, e introduce tra l’altro il Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES) che sopprime l’addizionale per l’integrazione dei bilanci degli enti comunali di assistenza già dal 1° gennaio 2013.

[3] Organo competente del monitoraggio è la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, avvalendosi della Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale (COPAFF).

[4] In base al d. l. 201/2011 nel Fondo sperimentale confluisce anche la compartecipazione IVA durante la fase sperimentale dell’IMU (dal 2012 al 2014). Successivamente la legge di stabilità 2013 (l. 228/2012, modificata dalla l. 147/2013) ha soppresso il Fondo sperimentale.

[5] I fabbisogni standard verranno determinati nel 2011 riguardo ad almeno un terzo delle funzioni fondamentali, entreranno in vigore nel 2012 e a regime entro i successivi 5 anni.

[6] Per l’individuazione delle funzioni fondamentali dei Comuni si veda il disegno di legge in materia di “undefinedIndividuazione delle funzioni fondamentali di Province e Comuni, semplificazione dell’ordinamento regionale e degli enti locali, nonché delega al Governo in materia di trasferimento di funzioni amministrative, Carta delle autonomie locali, razionalizzazione delle Province e degli Uffici territoriali del Governo. Riordino di enti ed organismi decentrati” del 19/11/2009 .

[7] I fabbisogni standard verranno determinati nel 2011 riguardo ad almeno un terzo delle funzioni fondamentali, entreranno in vigore nel 2012 e a regime entro i successivi 5 anni.

[8] Si intende “abitazione principale” l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente. L’esclusione si applica alle pertinenze classificate nelle categorie catastali C/2 (magazzini e locali di deposito), C/6 (stalle, scuderie, rimesse, autorimesse senza fine di lucro) e C/7 (tettorie e posti auto coperti), nella misura massima di una unità pertinenziale per ogni categoria. Originariamente esclusa, la tassazione dell’abitazione principale e delle sue pertinenze è stata introdotta con il d. l. 201/2011 che disciplina tra l’altro diverse forme di detrazione per l’abitazione principale e le relative pertinenze. Il d.l. 102/2013 convertito con la l. 124/2013 assimila al trattamento IMU prima casa gli immobili di edilizia popolare e dal 2014 gli immobili di edilizia sociale.

[9] A fronte della nuova disciplina dell’IMU ad aliquota di base è prevista una riduzione di pari importo delle somme assegnate ai Comuni sul Fondo sperimentale di riequilibrio e sul Fondo perequativo, e dei trasferimenti erariali dovuti ai Comuni della Sicilia e della Sardegna. Per le restanti autonomie, il decreto rimanda all’applicazione delle procedure previste all’art. 27 della l. 42/2009, prevedendo che fino alla conclusione di tali procedure venga accantonato un importo corrispondente al maggior gettito a valere sulle quote di compartecipazione dei tributi erariali di spettanza di tali Regioni e Province autonome.

[10] Tutte le deliberazioni regolamentari e tariffarie relative alle entrate tributarie degli enti locali devono essere inviate al Ministero dell’economia comunque entro 30 giorni dalla data di scadenza del termine previsto per l’approvazione del bilancio di previsione.

[11] In deroga alla d. lgs. 23/2011, per l’anno 2012 i versamenti sono disciplinati dal d.l. 16/2012. In base al d. l. 102/2013(convertito con la l. 124/2013) è soppresso il pagamento della prima rata IMU relativa al 2013 per le abitazioni principali e relative pertinenze, alcune fattispecie di unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa e alcune fattispecie di terreni agricoli e fabbricati rurali. In base al d. l. 133/2013 è abolito il versamento della seconda rata dell’IMU per alcune tipologie di immobili che sono state oggetto dell’esclusione della prima rata 2013..

[12] Alla quota statale non si applicano le misure agevolative previste dalle norme del d. l. 201/2011, ovvero le detrazioni fissate per legge e le riduzioni o detrazioni deliberate dai Comuni.

[13] Posticipato al 2015 in base alla legge di stabilità 2014.

[14] L’azione dei Comuni è “sussidiaria” rispetto a quella dei privati, singoli e associati, nel senso che i Municipi possono legittimamente intervenire nel contesto sociale se sono in grado di svolgere in modo più efficiente e con risultati più efficaci rispetto alla libera iniziativa privata, ancorché regolamentata, talune funzioni amministrative.

[15] In particolare, le Regioni Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e le Province autonome di Trento e Bolzano sono titolari di competenza primaria in material di finanza locale.

[16] Per le unità immobiliari a destinazione ordinaria iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano, la superficie assoggettabile al tributo è pari all'80 per cento della superficie catastale. Per gli immobili già denunciati, i Comuni modificano d’ufficio le superfici che risultano inferiori a tale percentuale. Per le altre unità immobiliari la superficie assoggettabile è costituita da quella calpestabile.

[17] A fronte di tale maggiorazione standard è prevista una riduzione di pari importo delle somme assegnate ai Comuni sul Fondo sperimentale di riequilibrio e sul Fondo perequativo, e dei trasferimenti erariali dovuti ai Comuni della Sicilia e della Sardegna. Per le restanti autonomie, il decreto rimanda all’applicazione delle procedure previste all’art. 27 della l. 42/2009, prevedendo che fino alla conclusione di tali procedure venga accantonato un importo corrispondente al maggior gettito a valere sulle quote di compartecipazione dei tributi erariali di spettanza di tali Regioni e Province autonome.

[18]

  • la classificazione delle categorie di attività con omogenea potenzialità di produzione dei rifiuti,
  • la disciplina delle riduzioni tariffarie,
  • la disciplina delle eventuali riduzioni ed esenzioni,
  • l’individuazione di categorie di attività produttive di rifiuti speciali alle quali applicare, nell’obiettiva difficoltà di delimitare le superfici ove tali rifiuti si formano, percentuali di riduzione rispetto all’intera superficie su cui l’attività viene svolta,
  • i termini di presentazione della dichiarazione e di versamento del tributo.

[19] Il decreto fornisce anche indicazioni che riguardano la determinazione del tributo nel caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti (comma 20), il servizio di gestione dei rifiuti assimilati prodotti da soggetti che occupano o detengono temporaneamente locali o aree pubbliche o di uso pubblico (commi da 24 a 27), la tariffa con natura corrispettiva per i Comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico (commi 29-32), gli aspetti procedurali concernenti la presentazione della dichiarazione, l’accertamento e la riscossione (comma da 33 a 45).

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